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Newsletter Febbraio 2018

Presentata a Torino Acto Piemonte

Ogni anno, in Piemonte e Valle d’Aosta 420 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico il 75% delle quali in stadio avanzato con rischio di recidiva nel 60% dei casi e tasso di sopravvivenza a 5 anni non superiore al 40%.

Da oggi, le oltre 2mila donne che nella Regione stanno affrontando questa grave neoplasia potranno contare sulla nuova realtà assistenziale rappresentata da Acto Piemonte; la neonata associazione pazienti si propone come punto di riferimento regionale per tutte le pazienti e si unisce  alla rete Acto già presente a Milano, Roma e Bari per svolgere attività di informazione sulla malattia, offrire servizi complementari a pazienti e familiari, sostenere la ricerca scientifica, promuovere la diagnosi precoce, l’accesso a cure di qualità e la diffusione di programmi di screening.

Acto Piemonte è stata presentata al pubblico e alla stampa il 24 gennaio scorso presso l’Ospedale Sant’Anna  di Torino dalla presidente Alice Tudisco e dalla Vicepresidente Elisa Picardo. Presenti all’incontro il presidente del Comitato Scientifico Paolo Zola e il direttore della Rete Oncologica Piemonte Valle d’Aosta, Oscar Bertetto .

ACTO sarà direttamente coinvolta nella redazione/revisione  dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali dei Centri di Riferimento attivati in Piemonte e Valle d'Aosta . Oggi alle pazienti  affette da tumore ovarico la Regione offre 39 Centri di Accoglienza e 5 Centri di riferimento dislocati a Novara, Torino, Biella, Asti e Candiolo. In questi centri le pazienti seguono percorsi diagnostico terapeutici personalizzati e ricevono una assistenza multidisciplinare in linea con le più avanzate strategie di trattamento.

La Regione Piemonte si riconferma quindi come modello nazionale di eccellenza grazie alla coraggiosa delibera adottata nel 2016 con cui sono stati individuati i Centri di riferimento per ciascuna patologia tumorale, compreso il carcinoma ovarico e le altre neoplasie ginecologiche, basandosi sulla esperienza dei professionisti che vi operano, il numero dei casi seguiti, la presenza delle appropriate tecnologie e un modello organizzativo che prevede la presa in carico globale della paziente sin dall'inizio del percorso di cura e i trattamenti affrontati con un approccio interdisciplinare.

Uscita la nuova Guida ESMO per le pazienti

Che cos’è il cancro all’ovaio? Siamo qui per rispondere alle sue domande” questo il titolo dell’edizione italiana della Guida per le pazienti pubblicata dalla European Society for Medical Oncology (ESMO) e basata sulle Linee Guida ESMO sviluppate per aiutare i clinici a diagnosticare e a trattare il cancro ovarico epiteliale di nuova diagnosi o recidivato.
Con linguaggio semplice ed immediato, la guida si propone di aiutare pazienti, familiari e caregiver a comprendere meglio la natura della malattia e il suo trattamento.
Le 30 pagine contengono infatti informazioni sulla forma più comune di questo tumore – il cancro epiteliale dell’ovaio – sulle cause della malattia e sulle indagini che vengono effettuate per diagnosticarla oltre a una descrizione molto aggiornata delle strategie di trattamento disponibili e dei possibili effetti indesiderati a esse correlati. 

La Guida è stata sviluppata e rivista dagli esperti della European Society for Medical Oncology (ESMO) Nicoletta Colombo, Claire Bramley, Francesca Longo, Jean-Yves Douillard e Svetlana Jezdic.
Fondata nel 1975, ESMO è la principale società scientifica europea per la formazione in oncologia alla quale aderiscono 17mila oncologi di 150 paesi.

 Scarica la guida per le pazienti

  

 

Cura dei tumori: troppe disparità regionali

Con più di 3 milioni di italiani che hanno ricevuto una diagnosi di cancro e circa 370 mila nuovi casi ogni anno, l’assistenza al malato oncologico deve diventare protagonista dell’agenda politica nazionale. Per questo, in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo,  Acto onlus insieme alle 16 associazioni pazienti che partecipano alla campagna di advocacy promossa da Salute Donna si sono confrontati a Roma con il mondo politico su 4 temi chiave: la disparità nella qualità dei servizi assistenziali tra regione e regione, la sostenibilità economica, la prevenzione primaria della malattia oncologica e la carenza di risorse umane. I 4 temi fanno parte del più ampio Accordo di Legislatura 2018-2023, un vero e proprio programma politico sull'oncologia articolato in 15 punti con cui il gruppo ha delineato ambiti e modalità operative per ottimizzare la presa in carico e garantire la massima efficacia della cure alla persona con malattia oncologica. 

“Sulle questioni di importanza fondamentale, come quelle che riguardano la cura dei pazienti oncologici – ha dichiarato Adele Leone, presidente di Acto Bari onlus - non devono esserci divergenze regionali così impressionanti come purtroppo ci sono oggi: il primo, fondamentale passo per livellare le diseguaglianze e limitare la mobilità passiva è l'applicazione dei percorsi diagnostici e terapeutici (PDTA) in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, così come auspicato dall'accordo".
Un fenomeno, quello della mobilità passiva, che ha una voce di spesa di oltre 4,3 miliardi di euro e che quindi incide negativamente sulla sostenibilità del sistema salute e, più specificamente, sulla consistenza del Fondo sanitario nazionale. Tema questo che catalizza le preoccupazioni delle associazioni pazienti, dal momento che, se il Fondo scende sotto il livello di guardia del 6,5% del Pil fissato dall'Organizzazione mondiale della sanità, come si prevede nel prossimo triennio, la regolare erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, insieme alla disponibilità delle terapie innovative ad alto costo, rischiano di essere fortemente a rischio.

Cure più efficaci con lo screening genetico

I tumori femminili riguardano complessivamente circa un milione di donne in Italia. Alcune di questi tumori hanno caratteristiche comuni che, se meglio conosciute, potrebbero migliorare l’iter di cura. E’ il caso del carcinoma ovarico e del tumore al seno di tipo triplo negativo fortemente associati alle mutazioni genetiche ereditarie BRCA1 e BRCA2 il cui percorso di cura è ancora molto lungo e complesso .

Da questa considerazione e dall’integrazione della ricerca clinica in Senologia e Ginecologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) è nato lo studio clinico ‘Persona’ che ha l’obiettivo di dimostrare che i test genetici per i tumori dell’ovaio e del seno non solo indicano il rischio di ammalarsi per la donna e la sua famiglia, ma possono anche aiutare a scegliere la cura più efficace in caso di malattia. Pertanto, lo screening genetico dovrebbe entrare nella routine della pratica clinica per tutte le pazienti BRCA mutate colpite da carcinoma ovarico o da tumore del seno di tipo triplo negativo indipendentemente dalla storia familiare perché questo criterio fa perdere molti casi di mutazione ereditaria.
Lo studio clinico Persona si indirizza a pazienti afferenti all'Istituto Oncologico Europeo (IEO) e con diagnosi di carcinoma ovarico e carcinoma mammario di tipo triplo negativo. Le pazienti reclutate sono sottoposte a screening genetico attraverso due piattaforme a tecnologia avanzata, in grado di studiare 94 geni associati a predisposizione al tumore e 349 geni la cui funzione è associata all’evoluzione tumorale e alla risposta ai trattamenti.
I risultati dello studio dovrebbero confermare che il ricorso sistematico allo screening genetico sia a livello del sangue che del tessuto tumorale consente di scegliere la terapia più efficace per queste pazienti. Come noto, esistono farmaci in grado di agire specificamente su queste mutazioni, come i PARP inibitori e i derivati del Platino, che rappresentano una concreta speranza di cura. (Fonte: IEO Women’s Cancer Center)

Pillola contraccettiva salvavita

L'uso a lungo termine di contraccettivi orali, le pillole anticoncezionali, riduce il rischio di cancro dell'ovaio e dell'endometrio e l'effetto è più evidente in particolare nelle fumatrici, nelle persone obese e in coloro che fanno attività fisica con poca frequenza.
E' quanto emerge da uno studio del National Cancer Institute, parte dei National Institutes of Health americani, pubblicato su Jama Oncology.
Studi in passato hanno dimostrato un'associazione tra il precedente uso di contraccettivi orali e il rischio ridotto di questi tumori nelle donne in menopausa: questa ricerca ha esaminato in più l'impatto di vari fattori di salute e stile di vita, tra cui il fumo, l'obesità e l'attività fisica.
Sono stati presi in esame i dati relativi a 196.536 donne di età compresa tra 50 e 71 anni, più della metà delle quali aveva usato contraccettivi orali, arruolate per lo studio nel 1995-1996 e seguite fino al 2011. Rispetto a coloro che non li avevano usati, coloro che invece ne avevano fatto un impiego costante nel tempo, per 10 anni o più, avevano un rischio ridotto del 34% per il cancro dell'endometrio, con le riduzioni più forti tra quelle che erano fumatrici o obese all'inizio dello studio.
Le partecipanti che avevano utilizzato contraccettivi orali avevano anche una riduzione del 40 per cento del rischio di tumore ovarico e pure in questo caso l'effetto era più forte tra le fumatrici, le obese e coloro che non facevano attività fisica regolare. L'uso di questi farmaci non sembrava invece influenzare il rischio di sviluppare cancro del colon retto o della mammella. (Fonte: ANSA)

Più salute e ricerca con fondazione Roche

Contribuire alla ricerca indipendente, dialogare in modo aperto e continuo con le Istituzioni per individuare soluzioni innovative, sostenere le associazioni di pazienti e le realtà no profit del territorio: sono questi i tre obiettivi della neonata Fondazione Roche.
Costituita in occasione dei 120 anni di presenza dell’azienda in Italia, la Fondazione vuole essere un’ulteriore testimonianza dell’impegno di Roche Italia nel campo della salute. L’operato delle tre realtà del Gruppo Roche (Roche S.p.A., Roche Diagnostics S.p.A. e Roche Diabetes Care S.p.A.) in tutti questi anni si è contraddistinto per gli investimenti in ricerca scientifica e per le iniziative concrete a sostegno del territorio.
Ad essi si aggiunge oggi la Fondazione che, sotto la presidenza di Maria Pia Garavaglia, opererà in quattro aree: Ricerca, Persona, Istituzioni, Comunità.
In ambito Ricerca, la Fondazione sosterrà la ricerca scientifica indipendente laddove vi siano bisogni insoddisfatti e promuoverà la formazione in campo scientifico degli enti di ricerca indipendenti e non-profit; in ambito Persona si occuperà dei bisogni di prevenzione, diagnosi, cura ed assistenza in partnership con le istituzioni e le associazioni di pazienti, affinché vengano superate le possibili limitazioni dei diritti del cittadino; in ambito Istituzioni e Comunità faciliterà il confronto per individuare soluzioni innovative con focus particolare al sostegno delle organizzazioni non-profit e alla tutela dei diritto alla salute dei cittadini.

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